lunedì 4 giugno 2012

In pace con il bersaglio

Usare la Thought Field Therapy per sconfiggere istantaneamente l’incubo peggiore di un arciere. 
di Lindsey Carmichael

Nessuno sa come accada. Tu arrivi all’ancoraggio con un gesto sicuro e aggraziato, ti senti rilassato e con ogni cosa al suo posto, con le tensioni nei soliti punti; i tuoi occhi seguono il mirino sul bersaglio; sei pronto a concludere il tuo tiro normale e improvvisamente rimani congelato. Per nessuna ragione. Sei indeciso se sia più imbarazzante la continua rinuncia a tirare o l’incapacità di fermare questo meccanismo.

Il Target Panic è chiaramente una delle esperienze più difficili che un arciere può affrontare. Chiamatelo paura o fobia senza logica o ragione. Chiamatelo il peggior incubo di un arciere. Chiamatelo opportunità di crescere caratterialmente. Consideratelo trattabile con un programma in dieci passi. Non chiamatelo e provate ad ignorarlo.

Purtroppo molti lo definiscono la fine della loro carriera arcieristica appena lo incontrano.

E se potesse essere curato? E se ci fosse un modo di cancellare i sintomi e scacciare la paura? E se potessi prendere di nuovo il controllo del tuo tiro?

E se in più la soluzione fosse una semplice tecnica che impiega cinque minuti e che può essere provata per conto proprio, ovunque e in ogni momento? Non ci credevo neppure io, suonava troppo come un trucco magico o un inganno.

Sembrò essere il miracolo che stavo aspettando. Per alcuni è difficile individuare l’esatto momento in cui è insorto il target panic. Altri, come me, possono indicare la gara, il giorno, l’ora, e tante piccole circostanze che li hanno condotti lì. Io posso anche elencare i molti elementi su cui ho lavorato per superare il mio anno e mezzo di target panic. In quel periodo ho provato ad essere fiduciosa, a convincermi che non mi stava accadendo nulla; ho provato a rivolgermi a terapisti e ad agopunturisti, persino ad un ipnotista.

Ero così disperata che l’ho definita “ansia da competizione” per eliminare le connotazioni negative. Niente aveva funzionato finché non ho trovato il libro del Dr. Roger J. Callahan Tapping the Healer Within: Using Thought-Field Therapy to Instantly Conquer Your Fears, Anxieties, and Emotional Distress. Un’amica ne aveva data una copia a mia madre e lei lo ha passato a me. Mi vergogno di dire che gli diedi una scorsa e accantonai il Dr. Callahan e ognuna delle sue inconsuete affermazioni. Accadeva alcuni mesi prima che decidessi di ritirarlo fuori spinta dalla disperazione.

Dopo tutto, cosa avevo da perdere? E da quel momento iniziò il miracolo. “Immagina di essere angosciato, ma di trovare un rapido sollievo in pochi minuti”, scrive Callahan nella sua spiegazione introduttiva del trattamento chiamato Thought Field Therapy o TFT. “Esso rappresenta un rivoluzionario passo avanti nel modo in cui i disturbi psicologici sono percepiti e affrontati. Decine di migliaia di persone in tutto il mondo hanno già utilizzato il TFT per vincere le loro paure, eliminare le loro compulsioni…

Gli ha prodotto un miglioramento emotivo, rapidamente e in sicurezza, senza lunghe sedute psicoterapiche o medicinali”. Cosa significa questo?

E’ essenzialmente un processo in due fasi. Prima di tutto il paziente focalizza l’emozione negativa collegata a un ricordo o ad un evento (la paura di un incidente stradale, il dolore di una brutta relazione, una fobia, una dipendenza, senso di colpa, rabbia, angoscia, dolore cronico, stress, ansia) o al target panic.

Poi il paziente stesso tocca alcuni specifici punti del corpo seguendo una particolare sequenza mentre si concentra su queste emozioni; in tal modo influenza la bioenergia del corpo lungo i meridiani energetici corporei. Se per voi questo ha tanto significato come un dialogo in un episodio del Dr.House o di E.R. sappiate che non siete soli!

A suo favore Callahan impiega le prime settanta pagine del suo libro per spiegare la scienza del TFT. Lui parla della variazione delle pulsazioni cardiache, che è il metodo principale utilizzato dai ricercatori per analizzare l’efficacia del trattamento.

Inclusi ci sono tabelle, diagrammi e grafici a barre. Ci sono anche alcune interessanti fotografie al microscopio che dimostrano il drastico cambiamento nell’attività dei globuli rossi in un paziente influenzato che si è quasi del tutto ripreso dopo dieci minuti di TFT. La risposta della comunità scientifica è decisamente positiva. Callahan cita studi di ricerca di diversi centri, quali la Harvard Medical School, la Washington University School of Medicine, il Free University Hospital in Amsterdam e altri. Scrive che “non esiste alcuna tecnica che abbia più potere di ridurre lo stress più del TFT”; anche quando giunge a fare un paragone tra i metodi tradizionali della psicologia e della medicina rimane un convinto sostenitore del TFT.

Dopo aver speso molti anni praticando la terapia convenzionale, esprime la sua meraviglia di fronte al potere e alla semplicità del nuovo metodo. “Abbiamo portato a termine in due sessioni ciò che non siamo stati in grado di raggiungere in vent’anni di psicoterapia”. Non sono una scienziata e non dico di aver capito molto nelle prime settanta pagine di Tapping the Healer Within, né sono terribilmente interessata nella ricerca, ma persone intelligenti e certificate per aver migliorato la salute del loro assistito hanno approvato questa cura indolore e senza rischi, persino gli psicoterapeuti che non ci credevano ed erano attivamente contrari sono stati guariti dal TFT. C’è una storia divertente in cui uno di questi psicologi è stato curato (e convinto) pochi istanti prima di un esame specialistico.

Anche se non conosco queste cose, la mia personale esperienza nell’utilizzo di questo metodo per superare il target panic ed altri problemi è per me sufficiente. Perché spiegare un miracolo se il miracolo funziona? Ho provato il TFT per la prima volta durante il Longhorn Invitational, una gara di tre giorni che si svolge ogni anno nella mia scuola, l’Università del Texas ad Austin. Ho scelto di tirare il venerdì sera ed il sabato mattina, in modo da poter partecipare nell’organizzazione durante i momenti più indaffarati della gara. Per me il venerdì sera non è stato esaltante.

Mi sono impegnata a mantenere la mia compostezza, mi sono concentrata ossessivamente sugli aspetti più positivi del mio tiro, ma forse non mi ero concentrata abbastanza perché ben presto ho iniziato a “scendere”, ancora e ancora, mi bloccavo a metà del tiro, incapace di fare ciò che per anni sono stata brava a fare. Durante tre voleè sono scesa sette o otto volte.

Non è esattamente un modo rilassante di tirare. Quella sera sono tornata a casa delusa di me stessa e dello sport in generale. E là sullo scaffale c’era il libro che mi aveva passato mia madre. Cosa avevo da perdere?

Scoraggiata e senza risposte l’ho preso e ho iniziato a leggerlo tutto, pagina dopo pagina. Bhè, ok, forse ho saltato alcuni capitoli nelle prime settanta pagine, ma non lo dite a nessuno! La mattina seguente mi sono alzata presto per avere tempo prima della gara. Durante colazione sono andata alle pagine intitolate “Simple Trauma Algorithm” e mi sono messa nelle mani del Dr. Callahan e la sua Thought Field Therapy. Mi sono concentrata attentamente su quel giorno orribile in cui tutto ha iniziato a cadere pezzi; non è stato difficile portare a galla le mie paure, la mi ansia e le mie frustrazioni. Poi ho iniziato a seguire i passaggi di picchiettare, contare e così di seguito.

Ho impiegato meno di dieci minuti a completare il trattamento, giusto il tempo di finire una tazza di porridge. Quando ho finito non sentivo niente di diverso, il ché mi ha fatto pensare che avessi sperato per niente. Ho preparato tutto e sono uscita per la gara, ansiosa di vedere se il target panic fosse al punto della sera prima. Avrebbe funzionato il TFT? Sarei stata capace di tirare come sempre? Sarei scesa di meno?
La voglia di scendere non è mai arrivata.
L’agitazione dovuta al trattamento (potrei aggiungere, non per la gara) appena realizzai che avevo il pieno controllo della mia sequenza di tiro se ne andò. La mia sicurezza cresceva con ogni freccia, nessuna ansia, nessun’altra me stessa, nessuna frustrazione. Finalmente ero tornata alla normalità!

E pesare che ero andata avanti un anno e mezzo quando meno di dieci minuti avrebbero potuto curarmi da subito.

Quel giorno non ho fatto il mio record, non ho fatto nessun record, ma ho raggiunto qualcosa di infinitamente più prezioso: la libertà di poter realizzare le mie potenzialità, alle mie condizioni, la libertà di eseguire il mio tiro quando e come voglio io, la libertà di essere l’arciere che sono stata per anni. Non mi vergogno di dire che mi sono commossa per l’immensa gratitudine che provavo per essere finalmente libera. Ho aspettato circa una mezza dozzina di gare senza vedere alcun accenno di target panic.
Sono stata nervosa ed eccitata, ho provato le molte emozioni che rendono il tiro con l’arco così avvincente e divertente. Il fatto è che queste sono emozioni normali, non mi sovrastano e non mi comandano.
Mi ricordo ancora bene tutte le mie gare sotto l’influenza del target panic. Il TFT non ti fa dimenticare il trauma o la paura, ti aiuta a rimuovere l’intensa ansia dalla tua memoria. Le vittime di stupro, coloro che soffrono per un dolore profondo, ognuno con un terribile ricordo, non dimenticano improvvisamente, sono in grado di richiamare le loro memorie senza sentirsi cacciati in un angolo dalle intense emozioni che una volta li prendevano. I pazienti guariti con il TFT possono ricordare le loro esperienze oggettivamente, razionalmente e anche tranquillamente.

Dal giorno del mio successo, ho condiviso il libro con alcuni amici. Prima di scrivere questo articolo volevo avere alcune prove del fatto che il TFT curasse ogni arciere con il target panic. Sembra un trucco, suona come se non dovesse funzionare, e ad essere sinceri, io non so se il Thought Field Therapy funzionerà per voi. Secondo gli esperti esso è utile per il 75- 80% delle persone che lo provano.
Io so che ha funzionato fantasticamente per me e posso nominare tre persone che conosco con cui ha avuto lo stesso successo. In ognuno dei casi (compreso il mio) le persone con il problema erano seriamente frustrate dalla loro situazione ed anelavano ad uscirne.

Io ed un altro avevamo a che fare con il nostro problema da un tempo relativamente breve. Il terzo, l’amico di mia madre, se lo trascinava da oltre quarant’anni. Non sembra che la durata della persistenza del problema sia importante, né che lo sia “l’abilità di sospendere l’incredulità”, come ha detto uno dei miei amici. Callahan nel suo libro cita ad esempio dei casi di scettici veterani del Vietnam che hanno curato disordini da stress post-traumatico quasi trent’anni dopo le loro vicissitudini. Una storia era particolarmente intensa: un sopravvissuto di Auschwitz in pochi minuti ha messo fine a più di quarant’anni di incubi che lo tormentavano ogni notte.
Ogni altra terapia non aveva funzionato. Queste sono le storie di successo, ma, sfortunatamente, due arcieri che ho avvicinato non hanno trovato utile la Thought Field Therapy.

Uno aveva il target panic da oltre quindici anni, l’altro da molto meno. Non posso dire perché per alcuni funziona e per altri no, soprattutto perché non ero presente durante i due trattamenti infruttuosi. E’ possibile che non li abbiano svolti correttamente o che non fossero capaci di focalizzare un unico momento traumatizzante. Al di là di queste possibilità, l’unico tratto distinguibile che ho potuto trovare tra questi casi e quelli che invece hanno avuto successo è il livello di frustrazione e il grado di accettazione.

Entrambi gli arcieri sembravano aver accettato il target panic come qualcosa che non poteva essere cambiato. Posso capire che se io non avessi trovato la cura non sarei rimasta frustrata per 15 anni o più, sarebbe stato molto meglio accettarlo a andare avanti con la vita, permettendogli di entrare in ciò che rimaneva della sequenza di tiro e fare come potevo.
Non c’è nulla di cui vergognarsi nell’accettare una brutta situazione e provare ad andare avanti. Da parte mia, non avevo perso la speranza. Non so se è per questo che il TFT ha funzionato per me, per i miei amici e per i veterani del Vietnam che dopo trent’anni rifiutavano di arrendersi. Posso solo dire che con me ha avuto successo.

Spero sinceramente che funzioni anche per coloro che lo vorranno provare. Ho incontrato alcune persone che penso potrebbero volere il mio aiuto, ora ho deciso di trasmetterlo a più arcieri che posso. Ho realizzato che è egoista da parte mia nascondere una possibile cura perché non voglio rischiare la mia reputazione. Se anche avessi un altro solo responso positivo, anche solo un arciere che mi dica di essersi liberato del target panic, per me sarà sufficiente, perché ci sono passata, anch’io sono stata intrappolata.
Ogni arciere che ha avuto a che fare con il target panic sa che ogni ragionevole cura merita un tentativo. Cosa avete da perdere? 
Giunti alla fine, ho creato un account e-mail che controllerò quotidianamente per rispondere a domande e ricevere opinioni da coloro che vorrebbero provare la Thought Field Therapy. Voglio leggere le vostre storie, i successi, i fallimenti, le frustrazioni, le speranze, gli incubi, i miracoli. Il mio indirizzo è TargetSanity@gmail.com. Non esitate a contattarmi.

Nella copertina del libro del Dr. Callahan in alto c’è stampata una frase dell’autore dell’ampiamente pubblicizzata serie di auto-aiuto Chicken Soup for the Soul: “Credetemi, ho visto dei miracoli usando la tecnica del Dr. Callahan. Non è ora che la smettiamo di accettare di tutto tranne che i miracoli?”